La gestione attiva deve riconquistare la fiducia degli investitori

La gestione attiva deve riconquistare la fiducia degli investitori

Strutture commissionali allineate con le performance, approcci al rischio innovativi e nuove tecnologie disruptive: queste sono solo alcune delle ricette suggerite nel report firmato da AllianzGI al mondo dell’active management per riconquistare la fiducia degli investitori

Negli ultimi anni il tradizionale rapporto di fiducia che ha storicamente legato il mondo degli investitori con quello degli asset manager e gestori è venuto meno.

Nel futuro il settore dell’active management dovrà far fronte a diverse aree critiche per convincere gli investitori della validità di tale approccio. In tal senso, gli asset managers potranno attingere a pieni mani dalle enormi possibilità che verranno a crearsi grazie all’avvento delle nuove tecnologie disruptive, delle strategie alternative, e degli approcci innovatici ESG.

Lo studio “Staying Active: how to regain trust in active management” (Restare attivi: come riconquistare la fiducia nella gestione attiva) di Allinaz Global Investors individua 5 aree chiave in cui gli asset manager dovrebbero migliorare il servizio per riconquistare la fiducia degli investitori e creare relazioni di lungo periodo:

  • Offrire approcci al rischio innovativi: meno di metà degli intervistati ritiene di disporre di soluzioni e strumenti adeguati per far fronte al tail risk.
  • Promuovere gli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance): il 61% del campione riconosce ai gestori attivi una funzione di stewardship maggiore rispetto ai gestori passivi – sotto questo aspetto l’Italia spicca con una percentuale del 93%. Il 72% dei soggetti istituzionali intende gestire l’intero patrimonio nel rispetto dei principi ESG entro il 2030, e quasi 2 su 5 (38%) entro il 2025. Anche in questo caso l’Italia si distingue per percentuali decisamente più alte, rispettivamente l’80% e il 53%.
  • Fornire maggiori informazioni sulle soluzioni di investimento alternative: il 45% è disorientato dall’ingente offerta di nuovi prodotti e il 61% (il 77% in Italia) afferma che allocherebbe maggiori risorse alle strategie alternative se fossero più chiare.
  • Far leva sulla tecnologia per offrire un risultato migliore al cliente: il 61% degli investitori istituzionali ritiene che i gestori attivi siano maggiormente in grado di cogliere le opportunità di mercato sfruttando intelligenza artificiale e big data.
  • Promuovere modelli innovativi sulle commissioni: il 68% chiede strutture commissionali legate alla performance.

"Questo report dovrebbe rappresentare uno stimolo importante per quanti nel nostro settore devono ancora comprendere i profondi mutamenti in atto. Nel difficile contesto di mercato attuale, la gestione attiva è più importante che mai. In effetti, solo un approccio attivo consente di offrire soluzioni personalizzate in grado di rispondere alle esigenze individuate dal nostro studio in tema di tecnologie “disruptive”, modelli commissionali innovativi e principi ESG. Per distinguersi e progredire in un mercato affollato e in consolidamento, è fondamentale rimanere fortemente focalizzati sul soddisfacimento delle aspettative del cliente", ha commentato Andreas Utermann, CEO di Allianz Global Investors.

La sfida: gestori attivi, restate attivi

Il report “Staying Active: how to regain trust in active management” è stato condotto su un campione di 500 investitori istituzionali di tutto il mondo (di cui 30 italiani) con un patrimonio gestito di 15.000 miliardi di dollari evidenzia come i gestori attivi si trovino nella posizione migliore per aiutare gli investitori a superare le sfide giudicate importanti, ma godano di scarsa fiducia.

Secondo l’analisi pubblicata oggi da Allianz Global Investors, meno di un quarto del campione globale (23%) ritiene che i portafogli gestiti attivamente giustifichino i costi; in Italia la percentuale scende addirittura al 13%. Tuttavia, il 73% degli intervistati italiani è convinto che i gestori abili siano in grado di ottenere una performance superiore, rispetto al 50% degli intervistati a livello globale.

Il 71% del campione mondiale e addirittura il 90% di quello italiano dichiarano che i gestori attivi siano nella posizione migliore per sfruttare appieno le opportunità di investimento offerte dalla trasformazione digitale.

Dalla ricerca emerge che la performance, per quanto importante, non rappresenta l’unico fattore su cui si basa la scelta del gestore da parte dell’investitore: per il 48% dei partecipanti è uno dei primi 3 criteri di selezione.

Gli intervistati hanno inoltre espresso una chiara preferenza per le relazioni di lungo periodo e ad ampio spettro con le società di gestione in grado di comprendere i propri obiettivi finanziari e le criticità (41%). Al gestore si chiede inoltre la capacità di evolvere in linea con le esigenze del cliente, con possibili vantaggi per entrambe le parti (40%).

2019: quanta paura?

La ricerca ha sondato anche i principali timori degli investitori per il 2019: l’80% del campione è preoccupato soprattutto della volatilità del mercato (in Italia l’87%) e il 79% della politica monetaria (in Italia l’83%). Gli investitori istituzionali italiani sono inoltre più spaventati dall’inflazione (87%) rispetto al campione globale (75%). Quasi 9 intervistati su 10 (87%) ritengono che nei dieci anni trascorsi dalla crisi finanziaria gli investitori abbiano abbassato troppo la guardia.


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